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Storia

Storia La nostra città, Lugo, è proprio al centro della Romagna più vera e conta, nel suo comune, circa 30.000 abitanti.

In città sono stati rinvenuti i resti di un villaggio neolitico della Cultura di Sasso-Fiorano (5.000 a.c.) e tracce di colonizzazione romana.

La prima testimonianza diretta riguardante il territorio lughese è del 782 d.c. In questo documento papa Adriano I, in lotta con gli arcivescovi di Ravenna, rivolgendosi a Carlo Magno quale giudice della controversia, enumerava, tra moltissimi altri, anche un "fondo Cento" di proprietà della sede Apostolica. Tale fondo si identificherebbe con il terreno ove poi risultò tracciata l'attuale via Cento. Altri documenti parlano nel 981 di una "massa di sant'Ilaro" ove esistevano i fondi Cento e Biancanigo; nel 1071 di un fondo Stiliano che, assieme ai due già indicati, faceva parte di quella "massa" ove esisteva una chiesa, dedicata appunto a sant'Ilaro, con clero officiante. Un fondo "Lucus" (lucus, luci in latino significa "bosco" anche nell'accezione di "bosco sacro") viene nominato per la prima volta nel 1147, mentre occorre attendere il 1224 per trovare un documento nel quale si parli di "Villa Lugi" (villam luci cum curtibus da lucus, che in documenti cronologicamente successivi diventa villa lugi. La pronuncia gutturale delle "g" determina poi l'attuale toponimo).

Nel 1161 Lugo venne data in feudo ai Conti di Cunio da Federico Barbarossa, ma nel 1202 essi dovettero restituirla a Papa Innocenzo III e, per esso, all'Arcivescovo Alberto di Ravenna che vi fece costruire le prime fortificazioni, incorporate, poi, nell'attuale Rocca . Durante le guerre che coinvolsero la Chiesa e le Signorie per il possesso delle terre romagnole nel corso dei secoli XIV e XV, Lugo passò di volta in volta ai da Polenta di Ravenna, ai Pepoli di Bologna, ai Visconti di Milano, agli Estensi di Ferrara; finché nel 1437 rimase in possesso di questi ultimi, che la tennero ininterrottamente fino al 1597, quando, estintosi il ramo diretto di quei prìncipi, ritornò allo Stato della Chiesa.

Il secolo XVIII fu per la gran parte un periodo di pace in Romagna. La città di Lugo crebbe in prosperità e ricchezza.
Sotto l'influenza del ceto mercantile nacque il Pavaglione, il quadriportico innestato sul loggiato eretto nel XVI secolo, e portato alla situazione attuale nella seconda metà del secolo: una struttura concepita a scopo commerciale, in particolare per favorire lo storico mercato del mercoledì e la fiera biennale coincidente con la stagione teatrale al Rossini (Lugo vanta uno dei primi teatri settecenteschi della Romagna, risalente al 1757-61).
Fin dai primi decenni dell'età moderna i generi maggiormente trattati furono: grano e altri cereali, uve e vini, bovini e, soprattutto, la seta, i cui bozzoli venivano commerciati nel Pavaglione a migliaia di quintali ancora nel '900 inoltrato.
Lugo si caratterizzava quindi come centro commerciale, centro agricolo, ma anche come centro finanziario importante, soprattutto per la presenza di una forte comunità ebraica.

Ma il secolo terminò con un evento bellico che a Lugo lasciò tracce profonde: il sacco dei francesi.
Nel 1796 l'esercito di Napoleone invase l'Italia. Alla caccia di bottino, le truppe francesi si spinsero fino alla Bassa Romagna. Tutte le città e i paesi incontrati alzarono bandiera bianca. Solo a Lugo i napoleonici incontrarono resistenza.
La rivoltà cominciò il 30 giugno quando durante l'opera di requisizione, venne confiscato anche il veneratissimo busto del co-patrono Sant'Illaro. Il popolo, appoggiato dai conti Manzoni, dalla famiglia nobile dei Dal Buono e dal clero, mise in fuga i soldati e si impossessò del paese. Intervenne il vescovo di Imola, il card. Chiaromonti (futuro papa Pio VII) che, temendo il peggio, propose una mediazione. Ma i sollevati non accettarono. La vendetta francese fu dura: dopo un primo assalto, che fu respinto, il 7 luglio i napoleonici, guidati dal generale Augereau, abbatterono le resistenze a colpi di cannonate. Per un giorno intero Lugo fu teatro di un terribile saccheggio.

Durante la dominazione francese, il 7 gennaio 1797 l'illustre cittadino lughese Giuseppe Compagnoni (Lugo 1754 - Milano 1833) propose al Parlamento della Repubblica Cispadana l'adozione del tricolore come bandiera italiana.
La dominazione francese ebbe termine nel 1815. Con la Restaurazione Lugo tornò a far parte dello Stato Pontificio.

Nel 1817 Papa Pio VII concesse a Lugo il titolo di Città, anche in riconoscimento della resistenza armata ai francesi di 21 anni prima.
Il 13 giugno 1859 i lughesi, con il plebiscito che interessò le Romagne, chiesero di essere annessi al Regno Sardo, che divenne nel 1861 Regno d'Italia.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Lugo diede all'aviazione militare Francesco Baracca, medaglia d'oro al valore militare. Oltre 400 furono i militari lughesi morti in guerra o a causa della guerra.

Lugo è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione. Inoltre è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Risorta rapidamente dalle rovine della seconda guerra mondiale (il torrente Senio fu fronte dal dicembre del 1944 al 10 aprile 1945), grazie all'operosità dei suoi abitanti ed alla stabilità amministrativa, oggi Lugo riveste un importante ruolo nell'economia romagnola come centro di scambi e di commercializzazione per i prodotti agricoli della Bassa Romagna, confermando le caratteristiche e le vocazioni consolidate nei secoli scorsi.

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